Il femminismo è stato sequestrato dalle donne bianche della classe media

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asiansQuesta è la trascrizione del discorso tenuto da Myrian Francois-Cerrah in occasione di un dibattito  alla Oxford Union il 12 febbraio, in cui ha sostenuto la mozione approvata “Questa Cameraè persuasa che il femminismo sia stato sequestrato dalle donne bianche borghesi“.

Myriam Francois-Cerrah, femminista postcoloniale e ricercatrice alla Oxford University, studia i movimenti islamici in Marocco e si occupa di Medio Oriente e dell’attualità in Francia. E’ giornalista, anche televisiva e  radiofonica, che, oltre a collaborare con testate quali  The Guardian, New Statesman, The Independent, Middle East Eye e Al Jazeera English, anima dibattiti televisivi su Sky News, BBC Newsnight, Channel 4 news, etc.

L’originale del suo intervento qui. Traduzione collettiva con feminoska e Jinny Dalloway.

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Sulla satira – di Joe Sacco

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Una vignetta ‘metavignettistica’ di JOE SACCO
L’originale su The Guardian del 9 gennaio
Traduzione di Jinny Dalloway e Agnes Nutter – grafica di Agnes Nutter

Queer up!

Questa vignetta è già comparsa sul n. 1085 di Internazionale (quello col meraviglioso reportage a fumetti di Zerocalcare dal confine Turco-Siriano) tradotta da, credo, Marina Astrologo.

Quella che riporto qui sotto è invece la versione che ne avevamo fatto io e Jinny Dalloway giusto il giorno prima dell’uscita di Internazionale in edicola. Ci dispiaceva aver lavorato “per niente” e quindi la proponiamo comunque. Buona lettura!

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Charlie Hebdo e l’ipocrisia delle matite

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[Traduzione dal giornale australiano ‘Redflag’ – Newspaper of Socialist Alternative]

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E’ stato Mark Knight, vignettista dell’Herald Sun, la goccia che per me ha fatto traboccare il vaso.

A dire il vero, Knight non ha tutta la colpa. Se non fosse stato per tutta la psicosi che l’ha preceduto, avrei probabilmente liquidato la sua vignetta come l’ennesima bruttura dell’Herald Sun: l’avrei vista più come una prova dell’assurdità di Murdoch, su cui fare dell’ironia, che non come la causa scatenante della mia indignazione. Ma il contesto è tutto. Dopo giorni di ciarle ipocrite sulla libertà di parola e gli illuministici valori della civiltà occidentale, la sua vignetta è stata “quella di troppo” sulla “guerra delle matite”.

La vignetta in questione rappresenta due uomini, terroristi Arabi, mascherati e armati (c’è qualche altro tipo di Arabo?) sotto una grandine di oggetti simili a bombe che piovono sulle loro teste. Solo che le bombe non sono bombe. Sono biro, penne e matite. Capito? Di fronte all’ideologia medioevale che capisce solo il linguaggio delle armi, l’Occidente – l’eroico Occidente ispirato dall’Illuminismo – risponde riaffermando il suo impegno a resistere alla barbarie con le armi delle idee e della libertà d’espressione.

E’ un racconto esaltante, ripetuto ad nauseam nei giornali di tutto il mondo: tutti pieni di descrizioni di matite spezzate, ri-temperate per combattere ancora, o di editoriali che proclamano che sconfiggeremo il terrorismo rifiutandoci di smettere di fare satira sull’Islam.

E’ arrivato il momento di dire che queste sono idiozie. La vignetta di Knight rende la cosa estremamente chiara, ma ogni immagine che ha richiamato l’idea che la cultura occidentale potrebbe e vorrebbe difendere sé stessa dall’estremismo islamico conducendo una battaglia di idee ha svelato la stessa amnesia storica e politica.

La realtà non potrebbe essere più lontana da questa ridicola storia.

Negli ultimi quindici anni, gli Stati Uniti, sostenuti a vario livello dai governi di altri stati occidentali, hanno fatto piovere violenza e distruzione sul mondo arabo e musulmano, con una ferocia che ha pochi paragoni nella storia della guerra moderna.

Non sono state penne e matite – men che mai le idee – a devastare l’Iraq, Gaza e l’Afghanistan e causare centinaia di migliaia di morti. Non dodici. Centinaia di migliaia. Ognun* con storie, vite, famiglie. Dieci milioni di esseri umani che hanno perso amici, parenti, case e hanno visto il loro paese lacerato.

Per le vittime dell’occupazione militare. Per la gente rintanata nelle case a sopportare l’oppressione dei bombardamenti sull’Iraq con la tecnica dello “shock and awe” (colpisci e terrorizza). Per chi ha avuto il corpo sfigurato dal fosforo bianco e dall’uranio impoverito. Per i genitori di chi è scomparso nelle celle di tortura di Abu Ghraib. Per tutti costoro, che cos’è, se non una crudele beffa, l’affermazione che la civiltà occidentale combatte le sue guerre con la penna e non con la spada?

E questo, per parlare solo delle atrocità più recenti. Non consideriamo nemmeno il secolo e più di politiche coloniali dell’Occidente che, col ferro e col sangue, ha consegnato la popolazione del mondo arabo (salvo rare eccezioni) alla povertà e alla disperazione.

Per non parlare del brutale regime del colonialismo francese in Algeria e la sua prontezza nell’assassinare centinaia di migliaia di algerini e persino centinaia di cittadini franco-algerini, nel tentativo di conservare i resti dell’Impero. Lasciamo da parte l’incessante povertà, la ghettizzazione e la persecuzione sopportata dalla popolazione musulmana di Francia, che è principalmente di origine algerina.

La storia del rapporto dell’Occidente con il mondo musulmano – una storia di colonialismo e imperialismo, di occupazione, soggiogazione e guerra – grida la sua protesta contro la bizzarra idea che i “valori occidentali” implichino il rifiuto della violenza e del terrore come strumenti politici.

Certo, anche la penna ha avuto il suo ruolo. Le penne che firmarono gli infiniti Patriot Acts, le leggi antiterrorismo e le altre misure legislative che hanno rafforzato la capacità vessatoria della polizia e limitato i diritti civili. Le penne di editorialisti che diffondono isteria, giorno dopo giorno, rafforzando il pregiudizio anti-musulmano e trasformando le persone in stranieri nel loro stesso paese. Però le penne dei giornalisti sono state forti non in virtù della loro intelligenza o ragionevolezza, ma nella misura in cui sono state al servizio dei potenti e delle loro armi.

Se si guarda questo contesto, non solo si svela l’ipocrisia di coloro che creano il mito di un Occidente illuminato che difende la libertà di parola, ma si arriva anche alla prevedibile e inevitabile conseguenza della risposta attraverso tremendi atti di terrorismo. Certo non sapremo mai cosa passasse per la mente dei tre uomini che hanno commesso queste ultime atrocità. Ma è il massimo dell’ipocrisia astorica ignorare il contesto – sia recente che sul lungo periodo – in cui questi attacchi hanno avuto luogo.

L’idea che l’indignazione dei musulmani di fronte alle spregevoli raffigurazioni delle loro icone religiose possa essere considerata separatamente dalla persecuzione subita in Occidente e dall’invasione e occupazione dei Paesi islamici è frutto di una completa incapacità di immedesimarsi nell’esperienza di sistematica e continua oppressione che è stata vissuta.

Ciò che è straordinario, se si considera anche solo superficialmente la storia recente, non è che questo terribile episodio sia avvenuto, ma piuttosto che eventi simili non capitino più spesso. Che sia solo un’esigua minoranza che ricorre a tali atti, a fronte di infinite provocazioni, è una grande prova del tollerante umanesimo della popolazione musulmana nel mondo.

Nei prossimi giorni, un ormai stanco ed estenuante teatro dell’assurdo continuerà a recitare i suoi inevitabili atti. I politici occidentali che incarcerano i propri dissidenti e controllano ogni movimento dei loro cittadini si abbandoneranno a voli pindarici sulla libertà di pensiero. I leader musulmani di ogni posizione continueranno a denunciare un terrorismo con cui non hanno nulla a che fare e a loro volta verranno denunciati per non averlo fatto abbastanza spesso o con abbastanza forza. La destra attaccherà la sinistra in quanto simpatizzante del terrorismo islamico ed esigerà che ripetiamo all’infinito l’ovvia verità che i giornalisti non devono essere uccisi per aver espresso le proprie opinioni. Esigerà anche di accettare l’idea che i bianchi occidentali, e non i musulmani, sono le vere vittime di quest’ultimo dramma politico.

Intanto, se i musulmani in Occidente avranno il coraggio di camminare per le strade, lo faranno con la paura di inevitabili rappresaglie. E non sono le matite, ciò di cui avranno paura.

 

Charlie Hebdo: l’attacco non c’entra con la libertà d’espressione, c’entra con la guerra

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[Traduzione di un articolo di Asghar Bukhari, attivista e commentatore politico musulmano di nazionalità anglo-pakistana fondatore dell’MPAC-UK (Muslim Public Affairs Committee, UK]

L’estremismo porta all’estremismo … Calmiamoci tutti, deponiamo le armi, e parliamo.

Meno di un’ora dopo la terribile sparatoria che ha coinvolto 12 persone della redazione del giornale francese Charlie Hebdo, i politici hanno già iniziato a dire menzogne al loro pubblico.

John Kerry, Segretario di Stato USA ha dichiarato che “la libertà di espressione non può essere uccisa da questo atto terroristico”.

I media hanno seguito a ruota questa retorica – l’attentato viene raccontato come un attacco alla “Libertà di Parola”. Quel valore prezioso che è tanto caro all’Occidente.

Il governo britannico ha avuto tanto a cuore questo valore da approvare leggi che richiedono alle maestre delle scuole elementari di spiare i bambini musulmani, perché di questo valore ne avevano anche troppo: i bambini dovevano essere ‘liberi’ di parlare purché esprimessero pensieri in accordo con la politica del governo del Regno Unito.

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Macchina per ‘la libertà di espressione’. Cerca gente che non ha abbastanza libertà di espressione per dargliene un po’.

Tuttavia, non era ancora una misura tanto draconiana quanto le costanti vessazioni operate da parte dei governi occidentali su coloro che si ritiene parlino un po’ troppo liberamente. Chiedetelo a Moazzam Beg, ex detenuto di Guantanamo Bay e attivista per i diritti umani, che è stato falsamente accusato di terrorismo e imprigionato per mesi, dopo essere rientrato dalla Siria con le prove inconfutabili della complicità della Gran Bretagna nella tortura praticata nel mondo musulmano.

Oppure al giornalista di Al-Jazeera Abdulelah Haider Shaye, incarcerato in Yemen per ordine degli Stati Uniti per avere riportato il genere “sbagliato” di notizie.

La amano così tanto, la libertà di espressione, che continuano a spiare chiunque, a intercettare le loro telefonate e ad arrestare le persone perché non hanno il tipo giusto di notizie, oppure, come ha scoperto Edward Snowden – perché hanno quello giusto!

Ipocritamente, persino quelli di Charlie Hebdo, la rivista al centro della controversia, ‘campioni della libertà di espressione’ avevano licenziato un giornalista nel 2009 per avere fatto dei commenti antisemiti.

L’ipocrisia dei commentatori francesi ha elevato questa assurda menzogna a nuovi livelli. Quest’anno un rapper francese sarà processato per ‘oltraggio allo Stato francese’. Avete sentito nessun grido di protesta su questo? Io neanche. Puoi attaccare il Profeta dei musulmani, OK – ma lo Stato francese, NO!

Ma non è solo lo stato francese che non si può criticare, non puoi criticare neanche i suoi alleati! La Francia, quel baluardo della libertà, è diventato il primo paese al mondo a rendere illegali le manifestazioni a sostegno delle vittime di pulizia etnica in Palestina.

A quelli che, leggendo questo, stanno pensando ‘sì, ma questi giornalisti sono stati uccisi, è diverso!’ – vorrei ricordare la complicità dell’Occidente nell’assassinio di 17 giornalisti, insieme a 2500 donne, uomini e bambini a Gaza, da parte di Israele, meno di un anno fa, o l’assassinio premeditato di giornalisti di Al-Jazeera da parte delle forze statunitensi in Iraq.

 Due pesi e due misure. Una regola per loro e un’altra per i musulmani. Quel grande e tanto amato principio dell’Occidente che i musulmani non comprendono.

Come al solito, non c’è stata alcuna analisi approfondita da parte dei media. Il pubblico è rimasto in preda allo shock e alla rabbia senza nessuna reale risposta.

La narrazione egemonica, quella dell’elite, è semplice: una rivista di sinistra ha pubblicato ‘vignette satiriche’ su tutte le religioni e su tutti i politici, di cui alcune sul Profeta dell’Islam – e solo i musulmani si sono sentiti offesi (sottinteso: perché la loro religione barbara e reazionaria è intollerante ed estranea a noi).

Il ragionamento sembra abbastanza sensato… se vivete nella torre d’avorio della borghesia bianca – purtroppo i musulmani di solito non godono di questo lusso.

Fatemelo spiegare da un punto di vista diverso, un punto di vista che i musulmani vedono anche troppo chiaramente.

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Si sta solo scherzando! E si scherza anche sui bianchi!

Negli anni ’30 in America quando i bianchi bruciavano i neri e li appendevano agli alberi, i bianchi potevano usare la stessa argomentazione. Dopo tutto, c’erano vignette umoristiche anche sul Presidente! Tuttavia, pubblicare vignette offensive sui bianchi che controllavano le strutture di potere non era la stessa cosa che demonizzare la gente nera – un gruppo subalterno e senza potere.

Le immagini che ritraevano i neri come stupidi, violenti, sfaticati, ladri, simili a scimmie, sostenevano una realtà politica – e l’insieme di quelle immagini rafforzava i pregiudizi di chi deteneva il potere e rendeva subalterni i neri.

Lo stesso vale per gli ebrei nella Germania nazista. Immaginate  la stessa argomentazione falsa e contorta se usata dai nazisti: un giornale tedesco poteva nascondersi dietro l’affermazione che, tanto, prendeva in giro anche i tedeschi? E quindi era ingiustificato che soltanto gli ebrei se la prendessero tanto! Dopo tutto, i tedeschi non si lamentavano quando venivano presi in giro – erano quegli ebrei arretrati e la loro religione basata sull’avidità a non capire la libertà di espressione!

Ai bianchi non piace ammetterlo, ma quelle vignette sostengono i loro pregiudizi, il loro razzismo, la loro supremazia politica e – comunque la si voglia mettere – immagini come quelle sostengono un ordine politico fondato sulla discriminazione.

Nella Francia di oggi i musulmani sono un gruppo subalterno e demonizzato. Sono persone denigrate e sotto attacco da parte delle strutture di potere. Gente con poco o nessun potere, e queste vignette spregevoli hanno reso peggiore la loro vita e acuito il pregiudizio razzista contro di loro.

Persino i liberali bianchi hanno agito in base a un forte pregiudizio. E’ come se la gente bianca avesse il diritto di offendere i musulmani, e i musulmani non avessero nessun diritto di sentirsi offesi? La differenza è che, quando erano i bianchi a essere offesi, loro avevano lo stato, l’industria dei media e i gruppi violenti di destra per affermare le loro ragioni – i musulmani non avevano nulla.

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Dopo la presa di potere del dittatore egiziano che iniziò a sparare sui musulmani dissidenti, il giornale titolò ‘Il Corano è m***a, non ferma i proiettili’ – immaginate se un giornale musulmano facesse ora un titolo simile su di loro – sarebbe sempre divertente?

Adesso qualche giornalista bianco di destra (o qualche sionista) mi accuserà di stare giustificando l’assassinio. – Certo, perché, se sei musulmano, spiegare le cose equivale a giustificarle, no?!

La verità è che questo orribile attentato non può essere spiegato in un vuoto, avulso dal contesto nel quale è avvenuto. Deve essere visto attraverso la prospettiva degli eventi che stanno accadendo nel mondo. Con lo sguardo chiaramente rivolto alle guerre in atto dalla Palestina al Pakistan.

Una visione generale che si va diffondendo nel mondo musulmano è che l’Occidente sia in guerra con loro: i propagandisti occidentali dicono che questo convincimento sia dovuto all’azione dei predicatori d’odio –  e non certo alle bombe, che sul solo Iraq sono state più di tutte quelle usate nella prima e nella seconda guerra mondiale insieme.

Questa rabbia che si diffonde nel mondo musulmano si sta radicando nella coscienza di milioni di persone, rafforzata ogni giorno dai bombardamenti, dai rapimenti e dalle guerre che sono state provocate e portate avanti dall’Occidente. Queste politiche hanno fatto sì che molti musulmani abbandonassero l’idea di realizzare un cambiamento in maniera pacifica – ed ecco salire il numero degli uomini che imbracciano le armi.

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Non è l’uccisione di bambini musulmani che spinge i musulmani a prendere le armi – è solo che odiano la libertà di espressione – sì, sì, è così!

Queste immagini satiriche, quindi, si possono minimizzare come ‘uno scherzo’, come sicuramente i meno perspicaci faranno, oppure si possono vedere attraverso la prospettiva della guerra al terrorismo – un altro fronte della guerra contro l’Islam che ha mietuto tante vittime – e della demonizzazione che vi sta dietro.

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Lo stereotipo orientalista e razzista del barbaro musulmano privo di umorismo – in questa immagine il Profeta Maometto (la pace sia su di lui) – dice: ‘100 colpi di frusta se non morite dalle risate!’

Io sostengo che stiamo creando estremismi a non finire e lo abbiamo già fatto in maniera esponenziale, da quando abbiamo dichiarato questa infinita guerra al terrorismo. Le nostre politiche non fanno che irrigidire la visione su entrambi i fronti.

Per giustificare la continuazione di questa Guerra al Terrore, i politici devono seguitare a mentire al pubblico (con la complicità dei media mainstream) dicendo che la violenza musulmana è dovuta a Islamisti, estremisti, predicatori d’odio – la fata cattiva musulmana, o qualunque altra etichetta che porti la gente a pensare che il problema sia la fede e non il vero movente – la Guerra.

Questa falsa narrazione sta creando estremismo anche nelle comunità bianche, perché ora si crede che sia la religione musulmana a fare agire i terroristi in quel modo, come se vi fosse una pre-disposizione alla violenza da parte dei musulmani (si noti, intanto, l’emergere dei neo-fascismi in Europa). E naturalmente una pioggia di bombe continua a cadere – fa irrigidire le opinioni e crea estremismi nel mondo musulmano. Questi gruppi di persone si esprimono entrambi in modo rivoltante – è esattamente ciò che è avvenuto qui.

Dodici persone sono morte – perché il mondo che stiamo creando è basato su polarizzazioni rigide.

Le nostre bombe non lasciano molto spazio per ‘le libertà’, e così neanche le loro orrende azioni.

L’estremismo porta all’estremismo – è un’altra conseguenza del tipo di mondo che ci hanno lasciato Bush e Blair, e la nostra classe politica è determinata a mantenerlo così. Si può leggere di questo qui e qui.

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Attacco con i droni – un altro morto musulmano

I due fronti sono pronti a scontrarsi, a meno che non togliamo il piede dall’acceleratore, ma le nostre elite politiche non hanno il buon senso di farlo.

Una volta che le acque si saranno calmate, ci saranno altri attacchi a musulmani che camminano per strada, moschee bruciate, politici che introducono leggi repressive contro i musulmani, demonizzazione a tutto tondo da parte dei media, e la Francia, insieme al resto d’Europa, virerà a destra – confermando proprio ciò che questi musulmani credono – che l’Occidente li odia – e non avranno tutti i torti a crederlo.

Qualcuno più potente di me o di voi che leggete, nelle elite politiche, deve avere l’intelligenza e il buon senso di cambiare il ritornello che esalta la guerra e l’odio, rivedere le nostre politiche e avere il coraggio di dire:

‘Calmiamoci tutti, deponiamo le armi, e parliamo’.

Anche se mi sbagliassi, una cosa è certa – per porre fine a tutto ciò dobbiamo fare qualcosa di diverso, perché quello che stiamo facendo ora non sta funzionando.

 

Chi vuole discutere può trovarmi su twitter @AsgharBukhari

e facebook MPACUK (Muslim Public Affairs Committee)

 

[articolo originale qui]

 

 

 

 

La ragazza nuda usata come arma

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Traduzione collettiva con Agnes Nutter, Jinny Dalloway, Silvia Bauer, di un’analisi sull’uso della nudità come arma a fini reazionari, con particolare attenzione ai casi emblematici delle neonaziste Femen, delle filo-americane Pussy Riot e di Molly Crabapple, (per fortuna) misconosciuta in Italia.  L’originale, lievemente abbreviato nella parte inziale, qui. Buona lettura.

I media che consumiamo oggi vengono manipolati tanto cinicamente quanto quelli di un centinaio di anni fa: sono usati come armi contro la popolazione, ma adesso adottano nuove tecniche di marketing per vendere, promuovere e difendere l’imperialismo e il capitalismo. Questo non implica che non siano presenti ancora vecchie tecniche – esistono ancora corruzioni palesi come accettare soldi o regali – ma altre strategie non sono state ancora bene esaminate, né accuratamente condannate. Mentre sesso e razza sono ancora comuni come sempre nel culto di imperialismo e capitalismo da parte dei media, le nuove strategie neoliberiste di atomizzazione e…

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Le NON-femministe amiche di Carmen Consoli: la retorica rosa dell”universo femminile’ contro le lotte femministe

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Mi dispiace per i/le fan di Carmen Consoli, ma ecco un esempio di de-politicizzazione, strumentalizzazione e marketing spudorato della violenza sulle donne: il progetto musicale delle Malmaritate, artiste catanesi, sponsorizzato dalla “cantantessa” etnea. Tengono concerti l’8 marzo e hanno fatto uscire il loro album il 25 novembre, parlano di violenza domestica, di “voler dare voce alle donne”. La copertina del cd ritrae una donna velata dagli occhi seducenti prigioniera dietro una grata. Ma attenzione…! In ogni intervista che rilasciano, ci tengono a precisare che “NON è un progetto femminista“, “NON c’è femminismo in questo… ma una grande autostima, reale” (sic), come si legge qui. Ancora, in un articolo sul quotidiano La Sicilia del 26 novembre 2014 la produttrice dell’album, Elena Guerriero, dichiara che il messaggio che vogliono lanciare “NON è femminista” ma: “E’ un viaggio tra i meravigliosi ma anche tortuosi percorsi dell’universo femminile, durante il quale confideranno al pubblico i loro più intimi segreti e sogni“.

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femministe italiane negli anni ’70

 Tutto questo sbracciarsi per dissociarsi dalla parola “femminista” è in effetti coerente – non si sa quanto consapevolmente – con lo sfruttamento in senso consumista-neoliberale di un argomento tanto “di moda”, la violenza sulle donne, e di una data, il 25 novembre, di cui sarebbe bene andarsi a ripassare la storia e il senso. Che iniziative come queste ribaltano del tutto.

Ricordo alle artiste impegnate a viaggiare nell”universo femminile”, che la commemorazione del 25 novembre:

ha avuto origine nel 1980, durante il primo Incontro Internazionale Femminista, celebrato in Colombia, quando la Repubblica Dominicana propose questa data in onore delle tre sorelle dominicane Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise il 25 novembre 1960 in un agguato filo-governativo mentre andavano a trovare i mariti, detenuti politici, in carcere.

Le sorelle Mirabal furono uccise dal servizio di informazione militare perché dissidenti del regime del dittatore Trujillo. Il resto della storia e illuminanti considerazioni qui.

Prima che mi si faccia l’ovvia obiezione: no, non c’è assolutamente nulla di male nel dichiararsi non femministe. Però queste persone scelgono appositamente il 25 novembre e il tema della violenza sulle donne, lo usano per incentrarvi tutto il loro progetto, per scriverci canzoni e vendere dischi. E non è che magari tacciono sul femminismo, che già sarebbe intellettualmente disonesto. No, ci tengono proprio a nominarlo, a chiamarlo in causa, per dissociarsene. Resta il fatto innegabile che il tema del loro progetto è (o era, prima di essere fagocitato da altre forze) una specifica questione femminista, che esiste grazie al femminismo.

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Vista questa premessa, cioè l’intenzionale disconoscimento delle lotte femministe, appare altrettanto sospetta la (prevedibile) appropriazione, sempre da parte di questo progetto musicale (come si suol dire “al” femminile), della figura di Goliarda Sapienza la cui scrittura – forse non lo sanno – all’estero è oggetto di convegni internazionali organizzati da studiose femministe e che in Italia e in Sicilia fa tanto colore locale donnesco. Per fortuna ci sono a Catania gruppi femministi come Le Voltapagina che, auto-organizzate e auto-finanziate, hanno contrastato l’assordante silenzio istituzionale del Comune, collocando una targa con il nome di Goliarda Sapienza in una piazzetta del suo quartiere di San Berillo, il 25 novembre. Facendo un’orgogliosa azione di politica FEMMINISTA. Come si legge qui.

 Auto-definirsi è una questione di libertà, ma vuol dire anche dichiarare il proprio posizionamento politico: ovvio che ognuna si definisca come meglio crede. Le Malmaritate non sono femministe. E si vede. La retorica dell’universo femminile, dell’altra metà del cielo, del colore rosa fa parte di discorsi normativi, di dispositivi di potere che servono solo a rafforzare lo status quo.

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immagine tratta da siciliainrosa.it – articolo “Il segreto delle Malmaritate” 10/12/14

A ciò è funzionale anche l’iconografia scelta: l’ennesima, patinata, estetizzazione della vittima, qui pure con tocco orientalista e neocolonialista. Non a caso rilanciata da certo giornalismo rosa (il “magazine delle donne siciliane” Sicilia in rosa) che descrive la figura “misteriosa e intrigante” della copertina delle Malmaritate come:

“donna prigioniera di un destino funesto che nient’altro può fare se non cantare le sue pene”.

Perfetta produzione della “vittimità” – il femminile associato a fatalismo e vittimismo, vittima eterna – una produzione discorsiva della categoria “donna” sulla quale occorre chiedersi: a chi serve? a quali politiche istituzionali è funzionale?

Queste sono le operazioni ideologiche che si fanno con l’istituzionalizzazione e la commercializzazione della violenza sulle donne – operazioni mistificanti, che tante persone, donne e uomini, con buonissime intenzioni, probabilmente non noteranno, distratte dalla “bontà della causa”… Invece queste operazioni (e ce ne sono state tante il 25 novembre) vanno smontate e denunciate.

Sarebbe interessante chiedere alle Malmaritate di cosa hanno paura e che cosa le disturbi tanto nel termine femminista. Forse intendevano dissociarsi dalla visione stereotipata e volutamente distorta che certun* fanno circolare del femminismo (odio per gli uomini, sete di potere di donne rampanti, o isteriche, o brutte e pelose, che non fanno abbastanza sesso…)? Sarebbe cioè, il discorso antifemminista della recente campagna statunitense “womenagaistfeminism“? Forse avevano paura che il loro cd associato a questa brutta parola non vendesse?

Non è dato saperlo, magari incarichiamo Samanta Cristoforetti di chiederglielo, se le dovesse incontrare lassù, nello spazio, nell’“universo femminile”. Quaggiù intanto le lotte femministe vengono delegittimate, le donne muoiono ammazzate e si fa marketing sulla loro pelle.

N.B.: ringrazio per le notizie e lo scambio di idee la giornalista Claudia Campese di Meridionews, “Le Voltapagina” Sara Catania Fichera, Manuela Fisichella e Clotilde Pecora Caruso e il blog incrocidegeneri.

#25N e sorelle Mirabal – Cosa c’entra il femminismo con lo stato?

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il sistema coopta ai propri fini le questioni di genere per perpetuare lo status quo: l’esempio del 25 novembre, giornata della violenza sulle donne

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Non possiamo che essere contente che sia finita lasfiancante giornata del 25 novembre. In tante, infatti, non ne potevamo più di veder girare sui media e sui social network spose insanguintate, donne pestate, bocche cucite, addirittura icone dei cartoni animati ritoccate con lividi e occhi pesti, segno dellorrido e macabro senso di estetica della violenza alla quale vorrebbero abituarci. Non ne potevamo più perché ci ha nauseato questo raccapricciante e mortifero gusto per l’orrido e per il macabro,  ma soprattutto perché ci disgusta ancora di più il rovesciamento di senso che questa giornata cerca di operare sulle questioni per noi importanti. Ma cosa centra il femminismo con lo stato? cosa centra il femminismo con le Nazioni Unite? ripassiamo un attimo di storia.

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