Marciate in quanto femministe, non in quanto donne

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incroci de-generi

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All’indomani della Women’s March on Washington di contrasto all’insediamento del presidente Donald Trump, pubblichiamo la traduzione di due interventi di Yasmin Nair, membra e responsabile editoriale di Against Equality, queer challenges to the politics of inclusion, uno pubblicato su Versobooks  e l’altro sul blog personale dell’autrice. La portata e la rilevanza, anche mediatica, della marea rosa (sic!) non può infatti rimuovere le numerose criticità della manifestazione, priva di un’agenda femminista e costruita su slogan di matrice neoliberale, che si pongono in continuità con il processo di depoliticizzazione e di addomesticamento del femminismo attuato dall’Onu a partire dagli anni Settanta

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Quando tira aria di omonazionalismo, è ora di essere incivili!

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incroci de-generi

condiSulla manifestazione del 23 gennaio a sostegno del DDL Cirinnà, una riflessione di Libera Voler

É TEMPO DI ESSERE INCIVILI. Nelle scorse settimane mi è capitato che qualcun* mi chiedesse cosa pensassi della proposta di legge che disciplina le coppie omosessuali e se scendessi in piazza il 23 gennaio al grido patriottico di “svegliati italia! È ora di essere civili”.
A prescindere da quello che crede ognun* di noi sul matrimonio, ho sempre ritenuto che le leggi che estendono i diritti sono leggi per le quali battermi; certo credo che, piuttosto che il riconoscimento come coppia, meritiamo leggi che ci tutelano come singol* queer, l’accesso ai servizi, agli ormoni, a dei documenti che non umilino la nostra identità, la reversibilità anche fuori dal matrimonio, la cancellazione della legge 40, un obbrobrio che permette solo alle lesbiche più ricche di fare figli all’estero.

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La vittoria del matrimonio gay non riguarda l’uguaglianza

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una diversa prospettiva statunitense – queer radicale
(attenzione, potrebbe urtare alcune sensibilità gay&lesbian)

Queer up!

originale qui, traduzione di Agnes Nutter e feminoska, revisione di Jinny Dalloway. Buona lettura!

L’attivista queer Yasmin Nair sostiene che la lotta per il matrimonio gay sia stata guidata da un movimento elitario e conservatore – 26 giugno 2015

La dott. Yasmin Nair è una scrittrice, attivista, accademica e commentatrice freelance di Chicago. È co-fondatrice del collettivo editoriale Against Equality (“Contro l’uguaglianza”) e componente di Gender JUST, un’organizzazione di attivismo radicale di base di Chicago. Figlia bastarda della teoria queer e del decostruzionismo, Nair ha al suo attivo numerosi saggi critici e recensioni editoriali, è fotografa e scrive come opinionista e giornalista investigativa. Ha pubblicato, tra gli altri, su These Times, Montlhy Review, The Awl, The Chicago Reader, GLQ, The Progressive, make/shift, Time Out Chicago, The Bilerico Project, Windy City Times, Bitch, Maximum Rock’n’Roll, e No More Potlucks.

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Omonormatività: che cos’è, e perché danneggia il nostro movimento

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homonationalism

“ci rifiutiamo di festeggiare mentre altr* soffrono”

Queer up!

Omonormatività: che cos’è, e perché danneggia il nostro movimento

Laura Kacere – tr. it. Jinny Dalloway & Agnes Nutter

L’ “omonormatività”, un fenomeno che esiste da molto prima del termine stesso, è considerato da molte persone qualcosa di distruttivo per il movimento dei diritti queer e per la comunità queer nel suo complesso.

“Omonormatività” è un termine che riguarda i problemi legati al privilegio che vediamo nella comunità queer di oggi, e che si intersecano con il privilegio delle persone “bianche”, con il capitalismo, il sessismo, la transmisoginia e il cisessismo, tutti elementi che finiscono per escludere molte persone dal movimento per uguali diritti e una maggiore libertà sessuale.

Quindi, cosa vuol dire e, soprattutto, come si manifesta l’omonormatività nelle nostre vite quotidiane?

Innanzi tutto, prendiamo in esame la sua controparte, l’ “eteronormatività”. E’ un termine che analogamente descrive il valore attribuito alla sessualità “normale”, che vediamo nella nostra cultura…

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Il femminismo è stato sequestrato dalle donne bianche della classe media

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incroci de-generi

asiansQuesta è la trascrizione del discorso tenuto da Myrian Francois-Cerrah in occasione di un dibattito  alla Oxford Union il 12 febbraio, in cui ha sostenuto la mozione approvata “Questa Cameraè persuasa che il femminismo sia stato sequestrato dalle donne bianche borghesi“.

Myriam Francois-Cerrah, femminista postcoloniale e ricercatrice alla Oxford University, studia i movimenti islamici in Marocco e si occupa di Medio Oriente e dell’attualità in Francia. E’ giornalista, anche televisiva e  radiofonica, che, oltre a collaborare con testate quali  The Guardian, New Statesman, The Independent, Middle East Eye e Al Jazeera English, anima dibattiti televisivi su Sky News, BBC Newsnight, Channel 4 news, etc.

L’originale del suo intervento qui. Traduzione collettiva con feminoska e Jinny Dalloway.

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Charlie Hebdo: l’attacco non c’entra con la libertà d’espressione, c’entra con la guerra

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[Traduzione di un articolo di Asghar Bukhari, attivista e commentatore politico musulmano di nazionalità anglo-pakistana fondatore dell’MPAC-UK (Muslim Public Affairs Committee, UK]

L’estremismo porta all’estremismo … Calmiamoci tutti, deponiamo le armi, e parliamo.

Meno di un’ora dopo la terribile sparatoria che ha coinvolto 12 persone della redazione del giornale francese Charlie Hebdo, i politici hanno già iniziato a dire menzogne al loro pubblico.

John Kerry, Segretario di Stato USA ha dichiarato che “la libertà di espressione non può essere uccisa da questo atto terroristico”.

I media hanno seguito a ruota questa retorica – l’attentato viene raccontato come un attacco alla “Libertà di Parola”. Quel valore prezioso che è tanto caro all’Occidente.

Il governo britannico ha avuto tanto a cuore questo valore da approvare leggi che richiedono alle maestre delle scuole elementari di spiare i bambini musulmani, perché di questo valore ne avevano anche troppo: i bambini dovevano essere ‘liberi’ di parlare purché esprimessero pensieri in accordo con la politica del governo del Regno Unito.

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Macchina per ‘la libertà di espressione’. Cerca gente che non ha abbastanza libertà di espressione per dargliene un po’.

Tuttavia, non era ancora una misura tanto draconiana quanto le costanti vessazioni operate da parte dei governi occidentali su coloro che si ritiene parlino un po’ troppo liberamente. Chiedetelo a Moazzam Beg, ex detenuto di Guantanamo Bay e attivista per i diritti umani, che è stato falsamente accusato di terrorismo e imprigionato per mesi, dopo essere rientrato dalla Siria con le prove inconfutabili della complicità della Gran Bretagna nella tortura praticata nel mondo musulmano.

Oppure al giornalista di Al-Jazeera Abdulelah Haider Shaye, incarcerato in Yemen per ordine degli Stati Uniti per avere riportato il genere “sbagliato” di notizie.

La amano così tanto, la libertà di espressione, che continuano a spiare chiunque, a intercettare le loro telefonate e ad arrestare le persone perché non hanno il tipo giusto di notizie, oppure, come ha scoperto Edward Snowden – perché hanno quello giusto!

Ipocritamente, persino quelli di Charlie Hebdo, la rivista al centro della controversia, ‘campioni della libertà di espressione’ avevano licenziato un giornalista nel 2009 per avere fatto dei commenti antisemiti.

L’ipocrisia dei commentatori francesi ha elevato questa assurda menzogna a nuovi livelli. Quest’anno un rapper francese sarà processato per ‘oltraggio allo Stato francese’. Avete sentito nessun grido di protesta su questo? Io neanche. Puoi attaccare il Profeta dei musulmani, OK – ma lo Stato francese, NO!

Ma non è solo lo stato francese che non si può criticare, non puoi criticare neanche i suoi alleati! La Francia, quel baluardo della libertà, è diventato il primo paese al mondo a rendere illegali le manifestazioni a sostegno delle vittime di pulizia etnica in Palestina.

A quelli che, leggendo questo, stanno pensando ‘sì, ma questi giornalisti sono stati uccisi, è diverso!’ – vorrei ricordare la complicità dell’Occidente nell’assassinio di 17 giornalisti, insieme a 2500 donne, uomini e bambini a Gaza, da parte di Israele, meno di un anno fa, o l’assassinio premeditato di giornalisti di Al-Jazeera da parte delle forze statunitensi in Iraq.

 Due pesi e due misure. Una regola per loro e un’altra per i musulmani. Quel grande e tanto amato principio dell’Occidente che i musulmani non comprendono.

Come al solito, non c’è stata alcuna analisi approfondita da parte dei media. Il pubblico è rimasto in preda allo shock e alla rabbia senza nessuna reale risposta.

La narrazione egemonica, quella dell’elite, è semplice: una rivista di sinistra ha pubblicato ‘vignette satiriche’ su tutte le religioni e su tutti i politici, di cui alcune sul Profeta dell’Islam – e solo i musulmani si sono sentiti offesi (sottinteso: perché la loro religione barbara e reazionaria è intollerante ed estranea a noi).

Il ragionamento sembra abbastanza sensato… se vivete nella torre d’avorio della borghesia bianca – purtroppo i musulmani di solito non godono di questo lusso.

Fatemelo spiegare da un punto di vista diverso, un punto di vista che i musulmani vedono anche troppo chiaramente.

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Si sta solo scherzando! E si scherza anche sui bianchi!

Negli anni ’30 in America quando i bianchi bruciavano i neri e li appendevano agli alberi, i bianchi potevano usare la stessa argomentazione. Dopo tutto, c’erano vignette umoristiche anche sul Presidente! Tuttavia, pubblicare vignette offensive sui bianchi che controllavano le strutture di potere non era la stessa cosa che demonizzare la gente nera – un gruppo subalterno e senza potere.

Le immagini che ritraevano i neri come stupidi, violenti, sfaticati, ladri, simili a scimmie, sostenevano una realtà politica – e l’insieme di quelle immagini rafforzava i pregiudizi di chi deteneva il potere e rendeva subalterni i neri.

Lo stesso vale per gli ebrei nella Germania nazista. Immaginate  la stessa argomentazione falsa e contorta se usata dai nazisti: un giornale tedesco poteva nascondersi dietro l’affermazione che, tanto, prendeva in giro anche i tedeschi? E quindi era ingiustificato che soltanto gli ebrei se la prendessero tanto! Dopo tutto, i tedeschi non si lamentavano quando venivano presi in giro – erano quegli ebrei arretrati e la loro religione basata sull’avidità a non capire la libertà di espressione!

Ai bianchi non piace ammetterlo, ma quelle vignette sostengono i loro pregiudizi, il loro razzismo, la loro supremazia politica e – comunque la si voglia mettere – immagini come quelle sostengono un ordine politico fondato sulla discriminazione.

Nella Francia di oggi i musulmani sono un gruppo subalterno e demonizzato. Sono persone denigrate e sotto attacco da parte delle strutture di potere. Gente con poco o nessun potere, e queste vignette spregevoli hanno reso peggiore la loro vita e acuito il pregiudizio razzista contro di loro.

Persino i liberali bianchi hanno agito in base a un forte pregiudizio. E’ come se la gente bianca avesse il diritto di offendere i musulmani, e i musulmani non avessero nessun diritto di sentirsi offesi? La differenza è che, quando erano i bianchi a essere offesi, loro avevano lo stato, l’industria dei media e i gruppi violenti di destra per affermare le loro ragioni – i musulmani non avevano nulla.

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Dopo la presa di potere del dittatore egiziano che iniziò a sparare sui musulmani dissidenti, il giornale titolò ‘Il Corano è m***a, non ferma i proiettili’ – immaginate se un giornale musulmano facesse ora un titolo simile su di loro – sarebbe sempre divertente?

Adesso qualche giornalista bianco di destra (o qualche sionista) mi accuserà di stare giustificando l’assassinio. – Certo, perché, se sei musulmano, spiegare le cose equivale a giustificarle, no?!

La verità è che questo orribile attentato non può essere spiegato in un vuoto, avulso dal contesto nel quale è avvenuto. Deve essere visto attraverso la prospettiva degli eventi che stanno accadendo nel mondo. Con lo sguardo chiaramente rivolto alle guerre in atto dalla Palestina al Pakistan.

Una visione generale che si va diffondendo nel mondo musulmano è che l’Occidente sia in guerra con loro: i propagandisti occidentali dicono che questo convincimento sia dovuto all’azione dei predicatori d’odio –  e non certo alle bombe, che sul solo Iraq sono state più di tutte quelle usate nella prima e nella seconda guerra mondiale insieme.

Questa rabbia che si diffonde nel mondo musulmano si sta radicando nella coscienza di milioni di persone, rafforzata ogni giorno dai bombardamenti, dai rapimenti e dalle guerre che sono state provocate e portate avanti dall’Occidente. Queste politiche hanno fatto sì che molti musulmani abbandonassero l’idea di realizzare un cambiamento in maniera pacifica – ed ecco salire il numero degli uomini che imbracciano le armi.

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Non è l’uccisione di bambini musulmani che spinge i musulmani a prendere le armi – è solo che odiano la libertà di espressione – sì, sì, è così!

Queste immagini satiriche, quindi, si possono minimizzare come ‘uno scherzo’, come sicuramente i meno perspicaci faranno, oppure si possono vedere attraverso la prospettiva della guerra al terrorismo – un altro fronte della guerra contro l’Islam che ha mietuto tante vittime – e della demonizzazione che vi sta dietro.

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Lo stereotipo orientalista e razzista del barbaro musulmano privo di umorismo – in questa immagine il Profeta Maometto (la pace sia su di lui) – dice: ‘100 colpi di frusta se non morite dalle risate!’

Io sostengo che stiamo creando estremismi a non finire e lo abbiamo già fatto in maniera esponenziale, da quando abbiamo dichiarato questa infinita guerra al terrorismo. Le nostre politiche non fanno che irrigidire la visione su entrambi i fronti.

Per giustificare la continuazione di questa Guerra al Terrore, i politici devono seguitare a mentire al pubblico (con la complicità dei media mainstream) dicendo che la violenza musulmana è dovuta a Islamisti, estremisti, predicatori d’odio – la fata cattiva musulmana, o qualunque altra etichetta che porti la gente a pensare che il problema sia la fede e non il vero movente – la Guerra.

Questa falsa narrazione sta creando estremismo anche nelle comunità bianche, perché ora si crede che sia la religione musulmana a fare agire i terroristi in quel modo, come se vi fosse una pre-disposizione alla violenza da parte dei musulmani (si noti, intanto, l’emergere dei neo-fascismi in Europa). E naturalmente una pioggia di bombe continua a cadere – fa irrigidire le opinioni e crea estremismi nel mondo musulmano. Questi gruppi di persone si esprimono entrambi in modo rivoltante – è esattamente ciò che è avvenuto qui.

Dodici persone sono morte – perché il mondo che stiamo creando è basato su polarizzazioni rigide.

Le nostre bombe non lasciano molto spazio per ‘le libertà’, e così neanche le loro orrende azioni.

L’estremismo porta all’estremismo – è un’altra conseguenza del tipo di mondo che ci hanno lasciato Bush e Blair, e la nostra classe politica è determinata a mantenerlo così. Si può leggere di questo qui e qui.

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Attacco con i droni – un altro morto musulmano

I due fronti sono pronti a scontrarsi, a meno che non togliamo il piede dall’acceleratore, ma le nostre elite politiche non hanno il buon senso di farlo.

Una volta che le acque si saranno calmate, ci saranno altri attacchi a musulmani che camminano per strada, moschee bruciate, politici che introducono leggi repressive contro i musulmani, demonizzazione a tutto tondo da parte dei media, e la Francia, insieme al resto d’Europa, virerà a destra – confermando proprio ciò che questi musulmani credono – che l’Occidente li odia – e non avranno tutti i torti a crederlo.

Qualcuno più potente di me o di voi che leggete, nelle elite politiche, deve avere l’intelligenza e il buon senso di cambiare il ritornello che esalta la guerra e l’odio, rivedere le nostre politiche e avere il coraggio di dire:

‘Calmiamoci tutti, deponiamo le armi, e parliamo’.

Anche se mi sbagliassi, una cosa è certa – per porre fine a tutto ciò dobbiamo fare qualcosa di diverso, perché quello che stiamo facendo ora non sta funzionando.

 

Chi vuole discutere può trovarmi su twitter @AsgharBukhari

e facebook MPACUK (Muslim Public Affairs Committee)

 

[articolo originale qui]

 

 

 

 

#25N e sorelle Mirabal – Cosa c’entra il femminismo con lo stato?

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il sistema coopta ai propri fini le questioni di genere per perpetuare lo status quo: l’esempio del 25 novembre, giornata della violenza sulle donne

incroci de-generi

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Non possiamo che essere contente che sia finita lasfiancante giornata del 25 novembre. In tante, infatti, non ne potevamo più di veder girare sui media e sui social network spose insanguintate, donne pestate, bocche cucite, addirittura icone dei cartoni animati ritoccate con lividi e occhi pesti, segno dellorrido e macabro senso di estetica della violenza alla quale vorrebbero abituarci. Non ne potevamo più perché ci ha nauseato questo raccapricciante e mortifero gusto per l’orrido e per il macabro,  ma soprattutto perché ci disgusta ancora di più il rovesciamento di senso che questa giornata cerca di operare sulle questioni per noi importanti. Ma cosa centra il femminismo con lo stato? cosa centra il femminismo con le Nazioni Unite? ripassiamo un attimo di storia.

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