Replicare la violenza. Una critica femminista alle campagne mediatiche sulla violenza maschile contro le donne.

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“Queste campagne in fondo trattano soltanto di una superpotenza attribuita agli «uomini»; una potenza che viene presentata come caratteristica di corpi maschili raramente mostrati, raramente messi in scena, tranne che nella messa in scena dell’efficacia, della brutalità e della liceità dei loro colpi.”
[dal blog #Manastabal]

Manastabal

01 patriarcado genocidio

Negli anni Settanta soltanto le femministe parlavano di violenza maschile contro le donne come di un problema politico. Torneremo in futuro sulla questione, con alcuni approfondimenti mirati. Quello che ora preme evidenziare è che i cambiamenti intervenuti da allora su questo fronte non sono, evidentemente, il risultato di una transizione verso costellazioni sociali post-eteropatriarcali. Essi dipendono soprattutto dal fatto che l’istituzionalizzazione del problema ha moltiplicato i soggetti autorizzati del discorso, alterando profondamente i connotati di quest’ultimo. Si pensi soltanto alla produzione delle immagini che sfilano nelle campagne pubblicitarie ideate per “sensibilizzare” l’opinione pubblica sul tema della violenza contro le donne. Lo spazio della rappresentazione è stipato di corpi di donne rannicchiate in posizione fetale, di volti femminili tumefatti, di gesti imploranti abbozzati al colmo della disperazione: sembra che nient’altro possa prendervi posto. Quasi sempre fuori campo, invece, gli aggressori: rinviati in questo modo a un’indeterminata potenza offensiva di cui si…

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