Le NON-femministe amiche di Carmen Consoli: la retorica rosa dell”universo femminile’ contro le lotte femministe

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Mi dispiace per i/le fan di Carmen Consoli, ma ecco un esempio di de-politicizzazione, strumentalizzazione e marketing spudorato della violenza sulle donne: il progetto musicale delle Malmaritate, artiste catanesi, sponsorizzato dalla “cantantessa” etnea. Tengono concerti l’8 marzo e hanno fatto uscire il loro album il 25 novembre, parlano di violenza domestica, di “voler dare voce alle donne”. La copertina del cd ritrae una donna velata dagli occhi seducenti prigioniera dietro una grata. Ma attenzione…! In ogni intervista che rilasciano, ci tengono a precisare che “NON è un progetto femminista“, “NON c’è femminismo in questo… ma una grande autostima, reale” (sic), come si legge qui. Ancora, in un articolo sul quotidiano La Sicilia del 26 novembre 2014 la produttrice dell’album, Elena Guerriero, dichiara che il messaggio che vogliono lanciare “NON è femminista” ma: “E’ un viaggio tra i meravigliosi ma anche tortuosi percorsi dell’universo femminile, durante il quale confideranno al pubblico i loro più intimi segreti e sogni“.

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femministe italiane negli anni ’70

 Tutto questo sbracciarsi per dissociarsi dalla parola “femminista” è in effetti coerente – non si sa quanto consapevolmente – con lo sfruttamento in senso consumista-neoliberale di un argomento tanto “di moda”, la violenza sulle donne, e di una data, il 25 novembre, di cui sarebbe bene andarsi a ripassare la storia e il senso. Che iniziative come queste ribaltano del tutto.

Ricordo alle artiste impegnate a viaggiare nell”universo femminile”, che la commemorazione del 25 novembre:

ha avuto origine nel 1980, durante il primo Incontro Internazionale Femminista, celebrato in Colombia, quando la Repubblica Dominicana propose questa data in onore delle tre sorelle dominicane Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise il 25 novembre 1960 in un agguato filo-governativo mentre andavano a trovare i mariti, detenuti politici, in carcere.

Le sorelle Mirabal furono uccise dal servizio di informazione militare perché dissidenti del regime del dittatore Trujillo. Il resto della storia e illuminanti considerazioni qui.

Prima che mi si faccia l’ovvia obiezione: no, non c’è assolutamente nulla di male nel dichiararsi non femministe. Però queste persone scelgono appositamente il 25 novembre e il tema della violenza sulle donne, lo usano per incentrarvi tutto il loro progetto, per scriverci canzoni e vendere dischi. E non è che magari tacciono sul femminismo, che già sarebbe intellettualmente disonesto. No, ci tengono proprio a nominarlo, a chiamarlo in causa, per dissociarsene. Resta il fatto innegabile che il tema del loro progetto è (o era, prima di essere fagocitato da altre forze) una specifica questione femminista, che esiste grazie al femminismo.

goliarda sapienza

Vista questa premessa, cioè l’intenzionale disconoscimento delle lotte femministe, appare altrettanto sospetta la (prevedibile) appropriazione, sempre da parte di questo progetto musicale (come si suol dire “al” femminile), della figura di Goliarda Sapienza la cui scrittura – forse non lo sanno – all’estero è oggetto di convegni internazionali organizzati da studiose femministe e che in Italia e in Sicilia fa tanto colore locale donnesco. Per fortuna ci sono a Catania gruppi femministi come Le Voltapagina che, auto-organizzate e auto-finanziate, hanno contrastato l’assordante silenzio istituzionale del Comune, collocando una targa con il nome di Goliarda Sapienza in una piazzetta del suo quartiere di San Berillo, il 25 novembre. Facendo un’orgogliosa azione di politica FEMMINISTA. Come si legge qui.

 Auto-definirsi è una questione di libertà, ma vuol dire anche dichiarare il proprio posizionamento politico: ovvio che ognuna si definisca come meglio crede. Le Malmaritate non sono femministe. E si vede. La retorica dell’universo femminile, dell’altra metà del cielo, del colore rosa fa parte di discorsi normativi, di dispositivi di potere che servono solo a rafforzare lo status quo.

Malmaritate

immagine tratta da siciliainrosa.it – articolo “Il segreto delle Malmaritate” 10/12/14

A ciò è funzionale anche l’iconografia scelta: l’ennesima, patinata, estetizzazione della vittima, qui pure con tocco orientalista e neocolonialista. Non a caso rilanciata da certo giornalismo rosa (il “magazine delle donne siciliane” Sicilia in rosa) che descrive la figura “misteriosa e intrigante” della copertina delle Malmaritate come:

“donna prigioniera di un destino funesto che nient’altro può fare se non cantare le sue pene”.

Perfetta produzione della “vittimità” – il femminile associato a fatalismo e vittimismo, vittima eterna – una produzione discorsiva della categoria “donna” sulla quale occorre chiedersi: a chi serve? a quali politiche istituzionali è funzionale?

Queste sono le operazioni ideologiche che si fanno con l’istituzionalizzazione e la commercializzazione della violenza sulle donne – operazioni mistificanti, che tante persone, donne e uomini, con buonissime intenzioni, probabilmente non noteranno, distratte dalla “bontà della causa”… Invece queste operazioni (e ce ne sono state tante il 25 novembre) vanno smontate e denunciate.

Sarebbe interessante chiedere alle Malmaritate di cosa hanno paura e che cosa le disturbi tanto nel termine femminista. Forse intendevano dissociarsi dalla visione stereotipata e volutamente distorta che certun* fanno circolare del femminismo (odio per gli uomini, sete di potere di donne rampanti, o isteriche, o brutte e pelose, che non fanno abbastanza sesso…)? Sarebbe cioè, il discorso antifemminista della recente campagna statunitense “womenagaistfeminism“? Forse avevano paura che il loro cd associato a questa brutta parola non vendesse?

Non è dato saperlo, magari incarichiamo Samanta Cristoforetti di chiederglielo, se le dovesse incontrare lassù, nello spazio, nell’“universo femminile”. Quaggiù intanto le lotte femministe vengono delegittimate, le donne muoiono ammazzate e si fa marketing sulla loro pelle.

N.B.: ringrazio per le notizie e lo scambio di idee la giornalista Claudia Campese di Meridionews, “Le Voltapagina” Sara Catania Fichera, Manuela Fisichella e Clotilde Pecora Caruso e il blog incrocidegeneri.

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9 pensieri su “Le NON-femministe amiche di Carmen Consoli: la retorica rosa dell”universo femminile’ contro le lotte femministe

  1. Vlad

    è anche vero che ogni volta che una donna di spettacolo si dichiara femminista riceve sempre l’accusa di non esserlo abbastanza o non esserlo nel modo “corretto” (vedi Beyoncè) .

  2. Cristiana Zara

    Finalmente! E che diamine, pare che in Italia a parlar di femminismo (e politica, quella con la p minuscola, quotidiana, impegnata) si commetta peccato! Finalmente un po’ di respiro, un po’ di pensiero critico in questo sonno della ragione, in questo consenso acritico e imbambolato dai balocchi della retorica, da copertine patinate, da slogan accattivanti per tutte le occasioni, da ovvietà senza pensiero; un consenso asservito alle logiche neoliberiste, come afferma l’articolo, dove l’importante è dire quello che dicono tutti, comprare quello che comprano tutti, obiettare quello che obiettano tutti – e tutte – ben guardandosi dall’essere davvero radicali, perché anche ad essere radicali si commette peccato. Tuttavia, se in Italia le rappresentazioni del femminismo si associano a donne pelose e incazzate che odiano gli uomini (donne pelose e incazzate che hanno garantito ad altre donne – depilate e non – diritti e libertà prima inaccessibili, compreso il riconoscimento della violenza e della molestia sessuale come reati punibili) non credo si debba solo alle influenze del discorso antifemminista di matrice statunitense (e magari si fosse in grado di produrre un vero discorso antifemminista! Ciò presupporrebbe almeno una coscienza di che cosa il femminismo, anzi, i femminismi, siano). Il fatto è che vi è un sistematico (programmatico, verrebbe da pensare) silenzio nell’istruzione italiana di ogni grado, così come nel discorso pubblico, sul pensiero femminista. Non parlo di occasionali, illuminati corsi monografici, o seminari di approfondimento, o di specifici moduli di storia delle donne (come se la storia delle donne non forse anche la storia dell’umanità). Parlo del femminismo come una delle colonne portanti del pensiero critico contemporaneo, che come tale andrebbe tutt’altro che ignorato. Sicuramente più critica femminista nella scuola (ma anche nella politica, nelle istituzioni, nella cultura popolare – dalla pubblicità alle canzoni di Carmen Consoli…) darebbe più strumenti agli uomini e alle donne per decostruire i modelli dominanti, i discorsi che riproducono (spesso inconsapevolmente e animati da buone intenzioni) stereotipi di donne vittime, fragili, cristallizzate nei loro ‘universi’, eternamente rosa, eternamente da proteggere. Forse allora, ad apprendere il gusto del pensiero critico e degli orizzonti di libertà – per tutte e per tutti – aperti dal femminismo, non verrebbe più da dissociarsi, ma da rivendicare a gran voce l’eredità di un movimento che ha prodotto diritti, culture e direzioni nuove e nuovi modi di pensare il mondo. Saluti, Cristiana

  3. Cristiana Zara

    Jinny, ho scoperto solo ieri questo blog, ma leggo con molto interesse (e condivido molto) i tuoi articoli e il tuo approccio, evidentemente informato da un po’ di sana critical theory, di cui c’è disperato bisogno in Italia! 🙂 ). Continuerò a seguirti. Saluti, C

  4. Pingback: Anonimo
  5. francesca.

    scusate, ma una non puo essere cio che cassio vuole?? ma non eravate voi a parlare di sfumature??
    mi sembra un imporre con folrza, di partitica, stalinista agli altri i proprio gusti e stili di vita.

    salut Francesca.

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