La Macchina Mestruante di SPUTNIKO! – artista cyberfemminista giapponese

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Nel lontano 1985, in quel testo rivoluzionario che è stato A Cyborg Manifesto, Donna Haraway immaginava un mondo cyborg in cui

le persone non hanno paura del loro stretto legame di parentela con animali e macchine, non hanno paura di identità permanentemente parziali e punti di vista contraddittori.

Nel 2014, però, predominano ancora i discorsi di certo ecofemminismo antitecnologico ed essenzialista: quei luoghi comuni che concepiscono “La Donna” come Natura, Terra, fertilità, materno, divinità cosmica, sorgente di vita e simili new-agismi che in rete si accompagnano di solito a foto di fiori e tramonti. Il fascino “empowering” che questi discorsi comprensibilmente esercitano su molte donne nasconde in realtà una pericolosa deriva conservatrice, la tendenza a naturalizzare il genere e ricadere nel determinismo biologico (con il corollario che genere = donna).

Per fortuna, malgrado siano passati quasi trent’anni dal Manifesto Cyborg, anche il cyberfemminismo è ancora vivo e “vegeto” (o dovrei dire “macchinico”).

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Sputniko!, artista, performer, informatica e scienziata giapponese, dimostra – divertendosi/ci – le potenzialità (culturali e politiche) dell’ibridismo macchina-organismo, in una serie di lavori che la stanno rendendo famosa. Sputniko! ha partecipato qualche giorno fa a Transmediale/festival di arte e cultura digitale di Berlino. A gennaio è stata nominata nella lista delle 100 personalità giapponesi più importanti dalla rivista Nikkei Business Magazine. Qui il suo sito ufficiale.

Un paio di video incentrati sulle macchine da lei inventate sono di grande potenza simbolica: un’idea geniale è alla base del video The Moonwalk Machine, che mostra un macchinario telecomandato in grado di creare su una simulata superficie lunare l’impronta di una scarpa da donna col tacco, scalzando ironicamente la leggendaria orma maschile dello scarpone di Armstrong.

Sputniko! Lunar Girl

Dalla postazione al computer nella sua stanzetta-monovano, tra un cibo precotto e mutandine appese ad asciugare, una ragazzina esperta di tecnologia progetta e costruisce la macchina che reinventerà la Storia della “conquista” umana/maschile dello spazio. Non mancano ironici rimandi a David Bowie (“non sarà Major Tom, mi dispiace, a scrivere questa storia super-cosmica!”), e l’ispirazione di una tarantiniana guerriera spaziale di nome Lunar Girl. Super!

Prevedibilmente più controversa e sconcertante l’operazione della Menstruation Machine (reazione più comune, magari anche divertita, dei miei amici maschi al solo sentirne parlare: “che schifo!!!”). Il video ha per protagonista il giovane travestito Takashi che grazie alla super-tecnologica apparecchiatura proverà come ci si sente ad avere le mestruazioni. Più che il video di per sé (forse un po’ meno riuscito di Moonwalk), Menstruation Machine – Takashi’s Take, è interessante l’idea alla base di questa operazione fortemente ironica e provocatoria, che la stessa Sputniko! riassume così: (qui l’originale inglese)

E’ il 2010, quindi perché gli esseri umani hanno ancora le mestruazioni?

Come artista donna mi sono posta questa questione affascinante da risolvere.

Quando la pillola anticoncezionale fu commercializzata negli anni ’60, fu pensata per mantenere una settimana di mestruazioni in cui non si prendeva la pillola. Questo perché i medici ritennero che le donne che la usavano avrebbero considerato la mancanza totale di mestruazioni come qualcosa di preoccupante e inaccettabile. Sono passati 50 anni da allora e la moderna tecnologia ha realizzato molto altro – viaggi spaziali, telefoni cellulari, internet, clonazioni e cibi geneticamente modificati – ma le donne sanguinano ancora. Sono state recentemente sperimentate delle nuove pillole, come Lybrel e Seasonique, che riducono la frequenza delle mestruazioni da zero a 4 volte all’anno, ma non sono ancora molto diffuse. (…)

Allora, cosa vuol dire la Mestruazione, biologicamente, culturalmente e storicamente, per gli esseri umani? Chi potrebbe scegliere di averla, e come potrebbe averla? La Macchina Mestruante – fornita di un dispensatore di sangue e di elettrodi che stimolano il basso addome – simula il dolore e il sanguinamento di un processo di mestruazioni di 5 giorni. La macchina è stata realizzata con il supporto scientifico del Professore Jan Brosens del Dipartimento di Medicina dell’Imperial College di Londra.

Il video musicale ha come protagonista il giovane travestito Takashi, che un giorno decide di indossare le “Mestruazioni” nel tentativo di vestirsi biologicamente da donna, essendo insoddisfatt* dall’apparire donna solo esteticamente. Il video (…) ha provocato un fenomeno virale con discussioni molto accese e 100.000 visualizzazioni su YouTube in una sola settimana.

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La Macchina Mestruante di Sputniko! indossata dal giovane Takashi permette di intravedere una creatura post-genere, dalle identità multiple. Il/la cyborg è una creatura paradossale, ironica, rivoluzionaria, che sfida il pensiero binario. Proprio in quanto ibrido di macchina e organismo, come nota Gianfranca Balestra:

consente di superare le dicotomie tra umano e meccanico, natura e cultura, maschile e femminile, normale e alieno, psiche e materia, ecc.

Un coro di voci scettiche si alzerà per dire che si tratta (nella migliore delle ipotesi) di assurdità, di utopia. Ma a me l’utopia piace. E concordo appassionatamente con Judith Butler quando dice che nessuna rivoluzione politica è possibile senza che si sposti radicalmente la nozione che ognuno e ognuna ha di ciò che è reale e di ciò che è possibile”.

E poi, si sa, in qualche modo noi siamo già cyborg. Il telefono, la tastiera o il mouse che in questo momento tocchiamo sono parte di noi, e noi parte di loro (per non parlare delle tecnologie biomediche).

Quindi grazie a Sputniko! e al cyberfemminismo tutto, perché fanno intravedere la possibilità di sovvertire il concetto di genere, ma anche quelli di specie, di razza, di classe, di nazione.

Ora disconnetto le dita dalla tastiera, il gatto dalle gambe, e vado a mangiarmi un cibo precotto.

NOTE:

– La traduzione delle citazioni di Donna Haraway e di Sputniko! sono mie. La traduzione di Judith Butler è quella della splendida edizione di Sergia Adamo, Laterza 2013.

– Ringrazio Tiziana Terranova che da Berlino mi ha segnalato l’artista.

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2 pensieri su “La Macchina Mestruante di SPUTNIKO! – artista cyberfemminista giapponese

  1. Paolo1984

    a me lasciano perplesso le posizioni estreme sia in ambito eco-naturalistico che in ambito “cyborg”, ma ognuno faccia e viva come crede.

I commenti sono chiusi.