The Wolf: tette, culi e l’ambiguità di Scorsese

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Wolf of Wall Street1

The Wolf, l’ultimo film di Scorsese con Leonardo DiCaprio è stato definito da un  critico del Manifesto “epico”, “il miglior film dell’anno”. La recensione ne parla come di un'”amara istantanea (…) dell’oligarchia finanziaria”, “tra il demenziale e il teatro dell’assurdo”.

Amara istantanea? Teatro dell’assurdo? Senza scomodare Beckett o Pinter, io so solo che al cinema i giovani maschi seduti accanto a me ridacchiavano, tutti eccitati, dandosi gomitate, complici dell’eroe del film che enumerava le sue “proprietà”: una Ferrari bianca e una moglie bonissima, che gli fa i pompini mentre lui guida la suddetta Ferrari bianca. Non so quanto di “amaro” trasparisse nella scena e nelle successive. E questo è il punto che mi lascia perplessa nel film di un grande regista come Scorsese.

La storia è interessante, la narrazione inefficace: a parte il fatto che non vi sia approfondimento storico, il problema è che il punto di vista, almeno sulle questioni di genere, è molto ambiguo. Sia chiaro: non che debba esserci per forza una “morale” in un film, ma sembra Scorsese stesso a volerla dare, senza però chiarire quale sia.

[attenzione: spoilers!]

La recitazione di DiCaprio è, sì, magistrale – anche se il ritmo forsennato non si tiene per 3 ore (solo Tarantino sembra saperlo fare ultimamente). Ciò che mi ha lasciata perplessa però, è che il film appaia (e sottolineo “appaia”) intriso della più becera e scontata misoginia.

Buona parte dell’ambiguità sta in questo: il femminile è corpo erotizzato da umiliare socialmente (vedi rapatura della testa di un’impiegata), merce e status symbol da possedere in una prospettiva totalmente maschile. Ora, il problema di questo film è che la critica al sistema di consumo, alla strumentalizzazione dell’Altro, ai rapporti di potere che si fondano sulla subalternità del femminile (con la complicità di certe donne), è una critica talmente sottile che non si distingue dalla celebrazione.

Si potrebbe sostenere, come tenta di fare il recensore de Il Manifesto, che Scorsese rappresenti la “realtà” di quel contesto degli anni ’80, magari per evidenziare criticamente l’intreccio sesso-denaro e indagare il rapporto col femminile, offrendo spunti di riflessione anche sul presente: il “desiderio maschile” a cui si accenna timidamente nella recensione.

Al contrario, qualche critica americana ha voluto leggere il film (ed è un tentativo interessante), addirittura come una “feroce condanna dell’ipermascolinità e della misoginia”, ma – e qui sta il problema – questo solo “una volta capito che il film condanna il comportamento del protagonista”. Il punto però, è che questo nel film non si capisce. Il protagonista rimane fino alla fine un personaggio seducente e accattivante: anche se stupra e picchia la moglie, questi episodi sembrano essere messi lì per drammatizzare la caduta dell’eroe, che verso la fine del film assume la tragicità dell’anti-eroe.

Se l’intenzione era quella di esplorare il desiderio maschile o addirittura di condannare la misoginia, il film fallisce, per via dell’evidente autocompiacimento di certe scene misogine nella migliore tradizione porno mainstream-conservatrice. La stragrande maggioranza del pubblico eteromaschile al cinema ha pensato: “Bravo! anch’io lo farei al posto suo, evvai!” – cioè l’insistenza morbosa sui corpi femminili brutalmente oggettificati non viene fuori come critica, ma al contrario come legittimazione (amara o meno che sia) dello stato di cose. Del desiderio femminile nessuna traccia, non è rilevante. Del punto di vista delle prostitute, niente. Gran parte dei maschi etero al cinema ha riso, sbavato e sguazzato nella misoginia sessuomaniacale di quelle scene: semplicemente confermavano la loro visione di mondo. Questo per me dimostra ciò che non ha funzionato nella rappresentazione sesso-denaro-potere di Scorsese. Finisce per confermare, non criticare, l’esistente.

Se fosse vero che c’era l’intenzione di indagare il “desiderio maschile”, se ci fosse una riflessione su economia, sesso e potere, Scorsese avrebbe potuto scegliere una prospettiva diversa da quella tradizionale. Come mai gli unici due personaggi femminili che non siano amanti/mogli/proprietà – cioè i personaggi minori della giudice e di un’avvocata – sono rappresentati da bruttone racchissime e minacciose, ricorrendo agli stereotipi caricaturali più triti, quelli da Vacanze di Natale?

Penso al recente American Hustler, di David O. Russel, un film con un anti-eroe simile, un altro truffatore americano, dove i personaggi femminili però sono complessi e interessanti.

Solo in una brevissima scena minore in The Wolf c’è una – dicasi una – broker donna, che puntualmente viene rappresentata nel ruolo di povera madre-single salvata dal nostro eroe che paternalisticamente “crede in lei”. Il resto del femminile sono tette, culi, pompini (che – attenzione! – mi starebbe benissimo, narrato criticamente, sconvolgendo la prospettiva, e non normativamente come qui).

C’è solo un vago tentativo, subito abbandonato, di problematizzare il desiderio maschile e rappresentare pratiche erotiche non-normative: un brevissimo flashback in cui il protagonista è cliente di una Dominatrix con relative pratiche sado-maso. Appena un accenno e non se ne parla più. Per il resto, tette, culi e pompini sono offerti con tradizionale compiacimento (altro che riflessione sul desiderio maschile) allo sguardo dei maschi etero: la messa in questione, il messaggio critico-metaforico, se ci sono, vengono superati da quello letterale. Perché il pubblico medio, americano o italiano, alla fine vede solo il corpo oggettificato, non la riflessione sul corpo oggettificato. Anche la maggioranza di critici e intellettuali, di solito gender-blind, vede queste rappresentazioni del femminile come “naturali”, scontate, innocue. L’argomento del desiderio maschile e del nodo sesso-denaro è troppo bruciante qui in Italia, e si vede pure da una recensione nel Manifesto, dove speravo in uno sguardo più audacemente critico. Solo il sociologo Alberto Abruzzese nella sua bella recensione “I demoni che siamo” fa un’acuta osservazione proprio sulle diverse percezioni di spettatore e spettatrice. Si rivolge a chi ha visto il film:

Tu, se hai goduto senza inibizione alcuna, è certo che sei di genere (o magari sensibilità) maschile, per la semplice ragione che in materia di volontà di potenza le tecnologie falliche – come le forme di produzione del tardo-capitalismo – dominano ancora il campo dei conflitti di potere. Hai goduto senza immaginarti quella parte di donne che da tempo si sono davvero staccate dalla tua costola, e quindi senza domandarti se loro si siano divertite come te mentre si vedevano fatte carne da macello.

Sono d’accordo: le donne (mi correggo: alcune donne) non si divertono affatto come gli uomini guardando il film. In altre parole: è un film per maschi, che si rivolge al maschile dominante. E finisce per strizzargli l’occhio, anziché fare domande.

Non a caso, infatti, c’è anche un sacco di omosocialità e omoerotismo, per lo più inconsapevole. L’omosessualità maschile nel film, poi, meriterebbe un’analisi a parte.

Alla fine, e lo dico come provocazione, non si coglie chiaramente come, e in che misura, l’operazione di Scorsese nel rappresentare corpi oggettificati sia diversa da quelle che fanno, per dire, i fratelli Vanzina. Visto che il rapporto col femminile e col sesso era così centrale nella vicenda, il vecchio Scorsese avrebbe potuto trattarlo diversamente, da una prospettiva meno tradizionale, per dire qualcosa di nuovo, per problematizzare. Bei tempi, quelli di Taxi Driver.

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44 pensieri su “The Wolf: tette, culi e l’ambiguità di Scorsese

    • brutta sì, ma non la peggiore, alcune donne purtroppo, per inserirsi nel mondo maschile, accettano di mortificarsi. Ho trovato molto più fastidiosa le pianificazione della festa alla quale avrebbero dovuto partecipare delle persone affette da nanismo.

  1. non so con chi andate voi al cinema, nè che età avevano i vostri compagni di sala. quando ci sono andata io risatine eccitate e gomitate non ne ho sentite. io e mio marito ci siamo fatti 2 risate e lo abbiamo visto volentieri per gli stessi motivi. i protagonisti, Di Caprio compreso, sono grotteschi e ironici, fanno ridere per questo. e fanno anche una brutta fine. non penso certo che sia un film impegnato e di gran denuncia, ma i personaggi di cui parla non ne escono certo bene. sarà che ultimamente al cinema posso andarci poco, e forse per questo sono meno critica che una volta, ma davvero l’unica cosa pesante del film per quanto mi riguarda è stata la durata, 3 ore davvero sono troppe.

  2. Simone

    Non è che si può rappresentare un mondo, quello delle vendite, per quello che non è.
    Consiglio al critico di frequentare uno qualunque dei tanti stage a pagamento (durata un giorno e mezzo per 150 €) e poi riparlarne

  3. Paolo1984

    il film racconta la vita di Jordan Belfort (il quale è tutt’altro che un eroe) si ispira alla sua autobiografia per essere esatti, e la sua vita era fatta anche di quegli eccessi nella droga e nel sesso, raccontare la sua vita vuol dire necessariamente raccontare quegli eccessi e l’ambiente prettamente maschile (e diciamo sì anche maschilista probabilmente) della wall street anni 80.
    Il film non ha una morale spiattellata, questo è certo ma non è un difetto. Se poi alcuni spettatori e parte dei critici non si accorgono della negatività del protagonista può darsi che il problema sia in loro e non nel film.

    • Perfettamente d’accordo con paolo, la morale è stata fatta in questa recensione. L’autrice è scandalizzata dal fatto che la morale non l’abbia fatta scorsese stesso e in modo esplicito, o forse chi le sedeva accanto nel cinema invece di ridacchiare. Ma al solo pensiero che un film dovesse suggerire allo spettatore persino in che modo moralizzare sullo stesso, impallidisco. In fin dei conti nemmeno in Jack the Ripper il regista sembra far la morale contro chi squarta ed eviscera donne inermi. Come mai?

  4. Paolo1984

    tra l’altro io non credo assolutamente che un film debba avere una “morale”, deve prima di tutto descrivere un mondo e raccontare una storia efficacemente

    • Paolo1984

      ma poi siamo certi che il film voglia “divertire” e basta anche se può utilizzare gli stilemi della commedia? Il fatto che alcuni spettatori maschi o femmine non vedano la “critica” di per sè non vuol dire che Scorsese non ce l’abbia messa vuol dire solo che loro non sono in grado di vederla e si fermano alla superficie.
      Quanto ai personaggi: maschili, femminili, mogli, amanti, prostitute, broker che siano l’importante è che siano plausibili, credibili e coerenti col tipo di storia e le atmosfere

  5. Lucre

    No. Copio e incollo quello che ho scritto su fb su questa terribile recensione.

    insomma, questa è un po’ una caccia alle streghe. Si parla della sua vita, e di come le donne che lo circondassero fossero un po’ come lui. Ovviamente risulta tutto esagerato, non lo metto in dubbio, ma aveva una vita dissacrante, dedita al sesso, droga e guadagno facile. Le donne in questo film mettono i soldi prima di tutto, come fa anche lui. Secondo poi è esaltata anche la droga, ma io non penso ovviamente che sia un film pro droga. In ogni film il regista cerca di farci affezionare al protagonista, anche se è un puttaniere drogato. A me il film è molto piaciurt. E paragonare questa oggetificazione con quella di Vanzina … proprio no!

    • Paolo1984

      non la chiamerei neanche oggettificazione. Si racconta, trasfigurandola, una realtà sgradevole, edonista, immorale per certi versi ma esistente

    • Il riferimento ai fratelli Vanzina è ovviamente una provocazione. Proprio perché Scorsese è un grande regista (questo lo davo per scontato) avrebbe potuto offrire una narrazione più critica e meno ambigua. Il punto della mia “terribile” recensione è forse un po’ più complesso di una semplice stroncatura di Scorsese: il punto è che la sua critica, se c’è, è così “sottile” che non si distingue dalla celebrazione. Grazie comunque per il commento.

      • Un film non deve essere didascalico solo per accontentare la tua (pedante) retorica femminista. Questo film ha una serie di difetti per cui effettivamente può non piacere, ma i personaggi non ne escono affatto bene e se si ride è solo per la costruzione delle scene, non perché il maschilismo imperante ritiene sia normale nella sua visione fallocentrica che un uomo si faccia una sega in pubblico ad una festa. Dovresti approfondire il concetto di “punto di vista” della narrazione.

  6. Viola

    Ciao, vorrei anche aggiungere che il film si incastona perfettamente nel trend di pornificazione della società occidentale su cui già molto è stato scritto ma troppo poco diffuso. Non sono contraria alla pornografia (o meglio non la apprezzo, ma non la bandirei mai) ma, come dicono gli studiosi, non si può pornificare un’intera cultura. Il sesso, da fondamentale modalità di “relazione” con l’altro, viene trasformato nell’ennessimo oggetto di consumo, da fruire meccanicamente (anche se in maniera mediata come in un fim), da ingurgitare bulimicamente, da svilire in qualunque sua componente etica o relazionale. Ovviamente la pornificazione, inserendosi un una cultura maschilista, non fa che aumentare e potenziare la mercificazione della donna.

    • Paolo1984

      se per raccontare una certa storia c’è bisogno di mostrare il sesso, bisogna mostrarlo e se Belfort viveva (o “consumava”) il sesso in quel modo non si capisce perchè la cosa vada edulcorata.

      • Paolo1984

        e parlare di pornificazione è fuorviante e sì un po’ moralistico. Purtroppo esiste gente come Belfort e bisogna farci i conti.

    • Ciao Viola, sì sono d’accordo sulla “pornificazione”, è un argomento complesso e molto interessante. E’ legato al neo-capitalismo, ci sarebbero molte riflessioni da fare! Una cosa: parlare di “pornografia” in generale, come se fosse una pratica culturale univoca e uniforme può essere fuorviante. Esistono vari tipi di pornografia, di questo sottogenere visuale e letterario si sono appropriati molti movimenti e soggetti nell’ambito della cultura non-dominante. Esiste da tempo la pornografia femminista e il post-porno. Per questo nella recensione ho specificato “pornografia manistream-conservatrice”. Come sosteneva già negli anni ’70 Angela Carter, una grande scrittrice e saggista, purtroppo poco conosciuta in Italia, la pornografia potenzialmente è sovversiva e può essere liberatoria ed “empowering” per il femminile. Poi certo, la mercificazione dei corpi (femminili e in parte anche maschili) c’è, dappertutto. Grazie per le tue osservazioni. 🙂

    • Paolo1984

      il punto di vista delle prostitute non c’è credo perchè il film non parla delle prostitute ma della vita di Belfort in quegli anni

  7. mah! molto perplessa. Tra l’altro la recensione linkata in questo stesso post, “I demoni che siamo”, da cui è stato estrapolato un pezzetto, letta per intero spiega molto bene quale sia il posizionamento, tutt’altro che ambiguo, del regista.
    Per il resto secondo me non voleva essere affatto un film sul desiderio maschile, anzi se mai sulla sua anestesia.

  8. Noduly

    A parte che – secondo me – le critiche che finiscono col rimpiangere i bei tempi andati sono sempre conservatrici.
    Detto questo, Scorsese non e´Ken Loach, e meno male. Un personaggio come Di Caprio non puo´porsi domande su se stesso perche´non riesce ad identificare una sola delle molteplici contraddizioni del suo mondo (e infatti non una sola scena mostra le vittime del sistema capitalista). Questa, mi pare, e´una critica ben piu´radicale di qualsiasi rappresentazione musona e paternalista (come invece accade per la serie Wall Street): cosa c´e´di piu´orrendo di un individuo vive senza conoscere la realta´del mondo? Credo che questa sia l´essenza della non- esistenza di Di Caprio, ma forse Scorsese era consapevole di questo fin dall´inizio.

  9. alan niggeler

    Terribile recensione da parte di una persona chiaramente alla caccia delle streghe e molto probabilmente ultra femminista…
    Queste é una storia da raccontare e basta.
    Riguarda un’epoca dove i valori morali e la cultura erano ben diversi da oggi, in primis era una società maschilista su tutti i livelli e dove le donne che ne facevano parte lo facevano per i soldi e sapevano che molto probabilmente sarebbero state oggettiviate e non potevano puntare a chissá che posizione a meno di “certi favori”, sono gli anni ’80, mica l’inizio del terzo millennio…
    I personaggi sono grotteschi ed ironici, fanno ridere e fanno pensare, a ciascuno il compito di trarre le proprie conclusioni, ma mi pare che Di Caprio non sia un eroe, anzi, direi piuttosto un “babbo” visto tutto quello che era riuscito a conquistare e perdere alla fine a causa di come aveva gestito la sua famiglia e la sua impresa…
    Poi non so con chi sei andata al cinema, ma io vivo in Messico da 4 anni, e vado con amici europei e messicani, e tutti hanno riso allo steso modo, donne e uomini, e discutendone dopo…ripeto, a ciascuno l’intelligenza di leggere tra le righe.
    Ripeto, recensione pessima.

    • Paolo1984

      il giudizio sugli anni 80 è molto duro ma il film certo racconta un pezzo di realtà di quegli anni e dell’ambiente della finanza. come notato anche da unaltradonna e noduly.Interessanti i loro commenti

  10. Matteo

    Sei troppo cervellotico. Non è che devi per forza stabilire cosa voglia o non voglia Scorsese. Un film che tu lo voglia o no è un prodotto di intrattenimento e questo è riuscito molto bene, aggiungendoci lo stile di un maestro alla regia.

  11. antonio zambardino

    La tua, è una recensione pessima. Degna di una gran bacchettona!

    Le donne libere in giro per il mondo non si sentono offese dal racconto di una cultura, solo perchè questa cultura è veramente esistita.

    a critica al sistema di valori in TWWS è evidente e solo una mente intrisa di rammarico o pseudo comunismo non riesce a vederla.

    ( se poi conoscessi vagamente la cinematografia politica di Di Caprio e di Scorsese forse non avresti nemmeno scritto questo articolo)

    E’ chiaro invece o dovrebbe che (nel male) Belfort era un Genio della finanza e come a tutti i geni bisogna almeno prestare ascolto, se non si vuole offrire nemmeno il minimo rispetto.

    Le donne in giro per il mondo sono complici e parte di questo sistema, non stanno tutte a casa come nel paesino da cui vieni tu a sognare la liberazione sessuale che non avete avuto il coraggio di continuare.

    Faccio presente che l’assistente a cui fanno lo scalpo tagliando i capelli, ha guadagnato 10.000 in 5 minuti per sua scelta, una cosa che non credo ti capiterà mai.

    Distinti saluti

    • Paolo1984

      bisogna prestargli ascolto anche per imparare a riconoscere quelli/e come lui ed evitare di essere truffati/e. Detto questo, un film per adulti non è tenuto ad avere intenti educativi e non è mai stato il caso di scorsese

  12. Nonna di una motosega

    L’unica cosa buona del film è che le tecniche registiche di Scorsese sono sempre le stesse( e quasi tutte presenti) quindi magistrali. Il resto, la storia del film, fa proprio pena proprio perchè dipinge la realtà e la realtà è che l’uomo fa cagare da quando nasce a quando crepa. Non ci vuole nulla, non c’è bisogno di scorsese e milioni di dollari buttati per saperlo.
    Si evince proprio dal film l’inutilità dell’uomo e dei suoi tentativi di non annoiarsi atoutodistruggendosi ingozzandosi di sesso e droghe e soldi.
    E tutti giù ad osannare il film che decrive quanto stiamo nella merda, quanto poco vale l’uomo e quanto indottrinati e ciecati siano quelli che scambiano la merda per caviale.
    Mancano proprio le identità, le personalità, l’immaginazione(che non mai stato il forte del maschio e della sua adorata pornografia intrisa della sua stessa natura ridicola, disarmonica ed asimmetrica)……gli uomini infatti sono le vittime più dirette dei film come questo “the wolf of wall street”.
    Non bisogna stupirsi quando si scopre che politici, cardinali, educatori e molti nonni, padri, zii siano pedofili, maniaci, assatanati di soldi facili e totalmente privi di motivo di esistere. Dal successo di questo film, dalla rabbia con cui molti maschi hanno risposto alla recensione si comprende bene che potenzialmente quasi tutti si comporterebbero o si comportano(in una scala più da poveracci sfigati) come i disidtratati cerebrali protagonisti del film e che però infondo questa cosa di se stessi(data la rabbia) gli fa profondamente schifo.

  13. Scorsese ha deciso di portare sul grande schermo l’autobiografia di Jordan Belfort: secondo avrebbe dovuto usare un punto di vista esterno, magari a te a te gradito – femminista e di genere?
    Per apprezzare un film hai bisogno della moralina didascalica à la Virzi – avete scommesso sulla rovina di questo paese?
    Se conosci il cinema di Scorsese – Casinò e Goodfellas su tutti – sai che la sua grandezza è la capacità di entrare nella mente dei suoi personaggi, per comprenderne analiticamente i comportamenti. Qualcosa di vicino – ma anche molto lontano, in quanto cinema – ad un trattato antropologico. Scorsese in Goodfellas – dove si vede di tutto e nessuno si salva – fa forse apologia della mafia poiché manca una condanna urlata come piace tanto ai Pif o ai Giordana di turno? Quale persona sana di mente potrebbe mai sostenerlo?
    Scorsese è più sottile: porta tutto alle estreme conseguenze, ci fa cogliere la tragicità di questi personaggi spavaldi e peccatori di ubris, dotati di una forza distruttiva e autodistruttiva terribile e – per questo – tremendamente affascinante. Gli eroi positivi stanno da altre parti, risolti in loro stessi, rispettosi di tutto e di tutte: civili e noiosi. Scorsese ci racconta le storie di uomini malvagi e umani, sbruffoni e incapaci di fermarsi, misogini e così outsider da non sapere di esserlo.
    E fa tutto questo senza dimenticare che si tratta di cinema: di immagini giuste, di velocità, di spasso, di ritmo.
    Ora, The Wolf of Wall Street, bello ma non capolavoro, si inserisce perfettamente nella poetica del suo regista. Per i ditini alzati, i “signoramia” e il moralismo intellettuale, non hai che da sbizzarrirti: tutto il cinema italiano, da decenni, ne trabocca. Lasciaci pure Scorsese.
    Scusa l’intrusione,
    L’areofago

  14. Sandra

    Tutto quello che vediamo , che abbia una morale o no, ha delle conseguenze nella nostra mente! questi film, che individuo, “di rinforzo” mi hanno letteralmente lessato le palle, la visione di un 70enne di quello che può essere stata la vita di una testina dovrebbe intrattenermi? rubare tre ore della mia preziosissima vita? avete idea di quanti modi esistono per raccontare la vita di una persona? ma si usa sempre lo stesso! Che figura di merda che ci fate ai nostri occhi quando vi affannate a difendete che cosa poi? le favolette che continuano a raccontarvi che siete ancora voi i padroni? Antonio che fai? parli delle donne libere nel mondo! non parlare di cose che non conosci le donne libere nel modo è una frase che suona ridicola. Non tutti gli esseri umani si vendono , ti sembrerà strano ma è così! anche grazie a questi film però ,si rende plausibile e normale, un atteggiamento materialistico della vita, ma c’è una grande differenza tra essere il protagonista sia pure nel male e farsi tosare come una pecora o fare i pompini al protagonista.

    • Paolo1984

      perdonami sandra ma nessuno ha rubato tre ore della tua vita: nessuno ti ha obbligato ad andare al cinema e vedere questo film, se non t’interessava potevi alzarti e andartene oppure aspettare che uscisse in dvd , avevi un sacco di opzioni, nessuno ti ha rubato nulla e personalmente non capisco chi ogni volta che non gradisce un romanzo, un film o qualsiasi “opera d’ingegno” si comporta come se avesse subito chissà quale torto, come se l’autore lo avesse truffato o che so io.
      Quanto al resto: non è affatto vero che “si sceglie sempre la stessa” chi lo dice non capisce il cinema in particolare quello d’autore (e non solo). ripeto: Scorsese ha raccontato un pezzo di realtà che esiste, certo non edificante (ma non ha detto che tutti si vendono, non vuole rinforzare nè educare, e io vorrei che si smettesse di pretendere che un film peraltro destinato a un pubblico adulto ci “educhi” al Bene) nel modo che riteneva adatto..possiamo dire che il film ci è piaciuto o no, forse non è il suo film migliore, ma è ingiusto liquidare scorsese come un vecchio pervertito o un incapace.
      Per il resto confesso che geipi non ha torto, se c’è una cosa che scorsese non fa mai è la moralina e sicuramente non vuole piacere a tutti. Ma credo che molte volte il problema non sia il film, ma lo spettatore che non vuole comprenderlo.
      (i pompini esistono esiste, gente che li fa e se li fa fare, non vedo lo scandalo)

  15. Non accaniamoci contro Sandra, ha espresso solo il suo disprezzo verso la tematica del film. Sarebbe bastato dire non mi piace il genere, o non apprezzo il tema. Il fatto stesso che scorsese abbia deciso questo tema, dovrebbe essere già di suggerimento che con ogni probabilità lui stesso lo disapprovi moralmente. Fortunatamente lui ha avuto abbastanza astuzia di non dircelo in modo esplicito, e lasciarcelo supporre.

  16. Sandra

    Si discute, nessuno mi sembra si stia accanendo! però mi domando ” ma l’avranno letto il mio commento?” Ci riprovo.
    Chi è ha detto che non mi pace il genere del film? Non io nel mio commento! Il genere è uno ,ne esiste solo uno che sovrasta tutto il resto, per citare due nomi di dinosauri sacri: Kubrick, Ozon , tutta la produzione Disney e ovviamente quella Bolliwood, il genere è sempre uno! quello che non mi pace!
    Chi ha detto che Scorsese è un pervertito incapace, ma hai mai parlato con una persona di 70 anni? per colta e preparata che possa essere intendo;
    Chi ha detto che ho visto il film? sono tutti uguali non credo che Scorsese possa oggi, avere un guizzo artistico che superi la mia visione delle cose e mi sorprenda!
    I film ,soprattutto quelli per adulti sono molto utilizzati ,e con successo,ai fini della manipolazione. Se ancora qualcuno continua a ripetere, ma questa è la realtà…queste cose esistono….mi sento autorizzata a pensare che sono io ad “accanirmi”, ma a parlare con muro! Con questo, lontana da me la speranza di farvi cambiare idea ,ma almeno una riflessione…..esiste anche la fame nel mondo ma non ci fanno un gran che di film. Scorsese come gli altri è bravissimo regista, quando mai si può parlare di incapace, ciò non cambia di una virgola quanto da me detto.

    • Paolo1984

      Sandra in questo commento sconclusionato dove metti nel calderone Ozon, Kubrick, Disney e Bollywood dimostri di capire poco di cinema in generale. Ognuno fa i film su ciò che vuole, Scorsese l’ha fatto su un pezzo di realtà che mi pare non piaccia neanche a lui così come non credo gli piacesse la realtà della mafia raccontata in Goodfellas (e anche quest’ultimo è alla fine un film di gangster)
      Per quanto riguarda la povertà e la ricchezza di pochi a scapito di molti forse potrebbe far riflettere più un film così che tanti documentari ma bisogna essere in grado di capirlo

  17. L’analisi al film di cui sopra è assolutamente fuori luogo. Vorrei ricordare a chi ha scritto tale analisi, che The Wolf of Wallstreet, è un film. Non è un documentario pedagogico, per ragazzini, o per maschi stronzi. E’ un film con al centro e come protagonisti una parte della vita di alcuni personaggi maschilisti e stronzi. E con il loro punto di vista. Un film non deve essere necessariamente pedagogico. Anzi a mio parere non dovrebbe esserlo mai. Quindi chi a scritto l’articolo dovrebbe evitare di lamentarsi col solito vittimismo pseudo femminista, femminocentrico. Piuttosto si consoli pensando che è l’oggetto del film il problema. Un film che parla di stronzi e maschilisti sarà e deve essere pieno di stronzaggine e maschilismo. La prossima volta cara/o articolista vai a vedere un film che parla d’altro, così eviterai di scrivere stupidaggini.

  18. Alessio

    Virtuded quindi secondo te i film con protagonisti donne oggetto ,stronzate e maschilismi ,(l’80% della produzione cinematografica) che scopo hanno? nel caso secondo te non ne abbiano, oltre a non avere morale ( per carità! come potrebbero) cosa producono nella mente della gente che li guarda, che tipo di intrattenimento offrono?

  19. Nonna di una motosega

    Purtroppo proprio parliamo tutti lingue diverse in base alla dottrina ed al sesso di provenienza indottrinato in un modo o in un altro, ognuno nella sua ignoranza dell’esistenza altrui, a prescindere dal genere, ognuno guarda all’ombra dei suoi limti.
    Chi non è un artista non capirà mai(nè è richiesto) la differenza tra utilizzare la tecnica ed il talento per prendere le persone per il culo(donne e uomini) il pubblico e creare arte che giovi, che serva da veicolo di qualcosa di invisibile, impalpabile.
    Un film senza segreti, ed un film che documentà l’imbecillità umana e la sua idiozia morale e cecità (3 ore??)non ha segreti, come direbbe Ungaretti per una poesia che manca mistero “è una stronzata”.

    *Il mio emisfero sinistro si è offeso tantissimo cmq dopo aver letto tutto, mi ha detto che queste femmiste del cavolo sono invidiose del maschio e della sua potenza pazzesca…e si è imbestialito tanto che ho dovuto prendere a calci la mia bambola gonfiabile samantha.

    • Paolo1984

      ma dobbiamo essere tutti “indottrinati”? Non possiamo avere soltanto opinioni diverse al di là del sesso di appartenenza? (per inciso: ci sono donne a cui il film è piaciuto e non sono maschiliste nè vittime inconsapevoli del maschilismo)

      • Nonna di una motosega

        oh tò…e quindi tu saresti un uomo libero, l’unico che non ha subito influenze, è rimasto lindo lindo? il primo ed unico sulla faccia della terra? bravo, e non sei ancora morto? c’è qualcosa che non torna!
        Comunque vedo che tra tutti sei quello che afferra di meno, sarà perchè sei troppo libero?
        Lascia perdere tanto non ci capiamo nè dobbiamo per forza.

        ….ti garantisco che il film è una gran cagata, probabilmente fatta su commissione, come i musicisti classici scrivevano pompose cagate per i re e le regine che poi però idioti hanno apprezzato e considerato capolavori(accade in ogni epoca), dove c’è uno show off (spacchiamento) di tecniche registiche e di recitazione su un tema(un mood, una melodia) commericiale e da sfigati.
        Tu però hai la tua opinione, di quale livello sia ha poca importanza, evviva l’uomo libero da ogni dottrina!!

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